Il Parco Storico

La Villa Veneta ha due parchi: quello nobile e quello rustico.

 

Il parco nobile, detto anche ludico, è tardo e decadente, perlopiù ottocentesco, di fatto improduttivo, raro nelle ville cinque-seicentesche dell’età eroica. Vi si trova il rigore geometrico del giardino topiario all’italiana di bosso nano e tuie, ghiaia pettinata, vasi decorativi e fontana al centro; ai lati, il trionfo esotico di essenze centenarie ad alto fusto, cespugli e bordure fiorite, con montagnole, grotte e specchi d’acqua del parco romantico all’inglese.

 

Il parco rustico invece è caratterizzato, nel suo complesso, dalle coltivazioni. È l’originario parco della Villa, quel paesaggio, all’epoca mai visto prima, della “campagna ben ordinata” (parole del Palladio). Varie aree, tutte utili e produttive, formano biotopi diversi.
A bordura dei campi di grano, mais, prato stabile e filari troviamo folte siepi di essenze autoctone, rifugio dell’avifauna e di insetti antagonisti dei predatori delle colture; le carpinate fungono da frangivento, mentre piante riparie lungo i corsi d’acqua e nelle aree golenali mantengono gli argini. Olmi, platani, carpini e un siepone di bosso costituiscono l’architettura arborea del roccolo di caccia, fonte di proteine animali, oggi area di birdwatching; cipressi, pioppi cipressini e pini marittimi inquadrano gli stradoni, le prospettive a sud e a nord della villa. Cultivar diversi di alberi da frutto ordinati in filari si trovano nel brolo cinto da mura; gelsi e canneti di bambù dei tempi in cui si allevavano i bachi da seta invece nel broletto, area anche degli animali da cortile; gli orti garantiscono verdure per ogni stagione, ma anche fiori da taglio per colorare le tavole imbandite.

 

Tutto questo, valorizzato grazie al PNRR, il bando dell’Unione Europea intitolato alla Next Generation, troviamo in villa a garanzia della memoria ovvero della storia, della cultura, della biodiversità e dell’ ”ecologia globale”.

 

© Alberto Passi