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I gradini per il Paradiso

20 Giugno 2020

21 giugno, solstizio d’estate. Posti sul selese della Villa a traguardare il sole che sorge e che tramonta nei solstizi d’inverno e d'estate, Democrito, il filosofo che ride, ed Eraclito, il filosofo che piange, scandiscono le stagioni, quelle che determinano i raccolti e la qualità di vita se sono buoni o cattivi, rammentando a tutti come la vita, lo si voglia o no, dipende dall’universo naturale che ci circonda. 

Napio, pito, baete, cuerceti … Si giocava così una volta. Due pezzi di legno, delle buchette o un cerchio in terra da conquistare lanciando palline di terracotta, e mille sfide nel tempo della ricreazione, o dopo mangiato prima di fare i compiti.
I cuerceti (coperchietti) erano i tappi corona in metallo della birra o cocacola o della spuma. La base interna di sughero - ma alcuni venivano “truccati”, appesantiti aggiungendo altro sughero - erano le nostre “bighe”, le nostre “Ferrari”, i nostri “campioni” e la pista su cui gareggiare erano i gradini delle “Statue” della Villa. Le statue sono Democrito ed Eraclito (ma mica sapevamo chi fossero) con le alzate ottagonali di pietra che reggono i busti dei filosofi. Si partiva dal gradino più basso e si doveva completare il giro lanciando il tappo; quindi si passava al gradino superiore e così su fino all’ultimo, stretto e complicatissimo da percorrere senza volare fuori. Il lancio avveniva usando medio e pollice a far slittare il cuerceto sulla pietra, e se si usciva di strada si poteva rifare il tiro ripartendo dallo stesso punto. A volte il cuerceto rimbalzava su un’asperità della pietra e accidentalmente si raddrizzava, mettendosi a correre tutt’intorno come una ruota, con urla di trionfo del lanciatore e l’esclamazione laconica tipica dell’avversario: “Checculo!”. Mezzi pomeriggi, veri campionati, sordi ai richiami, “Basta adesso, vieni a fare i compiti …”. 

Giocavamo senza saperlo sulla metafora della vita: i simboli che scandiscono il tempo e le stagioni, l’inizio e la fine, la caducità e la speranza dell’uomo e la natura sovrana, all’ombra del filosofo che ride (Democrito) e del filosofo che piange (Eraclito). L’ottagono simboleggia l’ottavo giorno, la resurrezione, evoca la vita eterna; il numero 8 è universalmente il numero dell'equilibrio cosmico. Insomma, ecco, a ogni gradino conquistato, ci sembrava davvero di salire in Paradiso. 

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